Società Agricola di Platischis

La “Società Agricola di Platischis” si trova nell’omonimo paesino del Comune di Taipana, in una valle tra la barriera dei monti Musi e quella delle Zuffine, dove nasce il fiume Natisone, che prosegue il suo corso in Slovenia per poi rientrare tra i monti Mia e Matajur e proseguire verso la pianura friulana. Il territorio, scarsamente popolato e attualmente non dedito all’agricoltura, circondato da decine di chilometri di boschi che offrono una naturale protezione contro parassiti e infestanti, ha rappresentato un valore aggiunto ed una facilitazione nel momento in cui la nostra azienda ha avviato le sue coltivazioni nel 2012. Una logica conseguenza è stata la successiva acquisizione della certificazione biologica (ente certificatore CCPB Bologna) e l’uso, per le produzioni agricole, in gran parte del nostro seme aziendale.

societàagricolaplatischis

I nostri trasformati, anch’essi certificati biologici, sono inseriti nel programma delle piccole produzioni locali (PPL), iniziativa per la sicurezza alimentare promossa dalla Regione Friuli Venezia Giulia,  dalle Aziende Sanitarie e dall’Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

Dal momento in cui abbiamo iniziato, ripristinando un vecchio meleto in abbandono, ma che a tutt’oggi curiamo, la curiosità e la voglia di allargare il campo d’azione ci ha portato a intraprendere anche altre coltivazioni: fagiolo, aglio, rapa e patate che, nel tempo, sono diventate stabili.

La scelta di una produzione di qualità invece che di quantità, di collaborazione e non di concorrenza, di chi manifesta la propria capacità nella professionalità, di chi si accontenta della semplicità nelle cose e nella vita non seguendo le “mode” del momento, di chi non ha paura di faticare pur di dormire notti tranquille, permette all’Azienda di crescere e di migliorare costantemente, dando vita ad uno stile sempre più riconoscibile.

Agrialloggio

La gestione da parte della Società Agricola di Platischis dell’ “Ex-latteria” del paese, uno stabile su tre piani di proprietà comunale completamente ristrutturato ed adibito ad alloggio agrituristico, permette all’ azienda di offrire ospitalità sia a gruppi che coppie e/o singoli. Lo stabile è dotato di un ampio soggiorno al piano terra, con annesso locale attrezzato destinato ad uso cucina e dispensa per gruppi organizzati. Al primo piano troviamo due camerate dotate di letti a castello ed una camera doppia con bagno, per accompagnatori e organizzatori dei gruppi; sul piano troviamo anche due bagni, docce a volontà ed un bagno per disabili. Il secondo piano, strutturato per singoli, coppie o famiglie, è composto da quattro camere, ognuna con bagno, ed una camera tripla/quadrupla con bagno disabili al piano. Tutti i piani sono collegati tra loro da una ampia scala esterna coperta e serviti da un ascensore, dedicato esclusivamente a persone con limitata capacità motoria. L’offerta alloggiativa si rivolge, anche in collaborazione con altre realtà locali, a settori sportivo-sociali, come l’escursionismo in genere, il cicloturismo, l’orienteering, etc.

Società agricola di platischis

É inoltre possibile affittare l’intera struttura per organizzare corsi/percorsi di formazione residenziale.

Laura Bosco delle Rune

Referente Agrialloggio

La coltivazione di questo fagiolo è qui praticata, da testimonianze raccolte, da più di un secolo.  Da un barattolo generosamente donato qualche anno fa da un abitante del luogo e riprendendo l’iniziativa intrapresa in passato dalla “Cooperativa delle Valli dell’Orso”, oggi siamo in grado di coltivare, utilizzando i nostri semi, diversi chilometri di filari di fagioli dai quali ricaviamo il prodotto che qui ha sempre avuto una sua precisa peculiarità, fino ad essere conosciuto come il “Fagiolo gigante di Platischis”.

Da un punto di vista botanico, questo fagiolo è un Faseolus Coccineus, parente del più noto Bianco di Spagna, presente a macchia di leopardo in tutta la fascia alpina e prealpina, Austria e Slovenia comprese, viene chiamato in molti modi: fagiolo del diavolo, fagiolo pavone, fagiolo del papa. E’ una pianta robusta, tollera bene il freddo, se trova sostegno sufficiente, si arrampica anche fino a circa 3 metri di altezza, è seminato tra maggio e giugno e fruttifica in modo scalare fino a fine ottobre/primi novembre; tra luglio e agosto si riempie di fioriture rosse, arancione e bianche che ne fanno quasi una pianta ornamentale.

I semi sono grandi, colorati in diverse tonalità e screziature che vanno dal bianco al rosa, al viola, al marrone o al grigio, si raccoglie secondo due modalità: come prodotto fresco, nel mese di settembre, o come prodotto secco a ottobre. Ha un sapore dolce, con sentori di castagna ed è di ottima resa e tenuta in cottura; con i fagioli si possono preparare tanti ottimi piatti. Un tempo veniva spesso preparata una purea fatta con patate e fagioli, lessati e schiacciati, arricchita con il lardo sciolto, ma ancora oggi, un po’ in tutte le Valli del  Natisone, si può ancora assaporare la “bisna”: una nutriente minestra fatta di fagioli, brovada e lardo. Ai fagioli le popolazioni di queste valli, isolate e di non facile accesso, devono molto: durante gli inverni freddi, infatti, erano tra le poche certezze della propria tavola, contribuendo a mantenere popolata la zona almeno fino alla metà del secolo scorso. I fagioli, in quanto legumi, contengono carboidrati complessi, proteine ad alto valore biologico, grassi insaturi utili per controllare il colesterolo, minerali e fibra alimentare, ricchi di calcio e di ferro, contenuto in maggiori dosi rispetto alla carne rossa e bianca.


In passato ed ancora adesso per le famiglie residenti, il fagiolo viene coltivato e  fatto crescere secondo la sua natura rampicante attorno ai “raclis”, dei tutori fatti con rami di nocciolo. Il fatto che i fagioli avessero un’importanza fondamentale, nella cultura del paese, lo si riscontra anche dal fatto che un tempo venisse usato dalle ragazze nubili per conoscere il nome del futuro sposo. Infatti, era usanza per le ragazze locali, porre il proprio fazzoletto sui raclis e lasciarlo lì fino al giorno di San Giovanni, quando, veniva  recuperato prima dell’alba:  secondo la tradizione, il primo uomo incontrato in quella giornata dalla ragazza avrebbe portato il nome del futuro sposo.

L’aglio che coltiviamo è una varietà di aglio rosso, con spicchi e teste non molto grandi, profumo intenso, dal sapore morbido e non pungente. Durante l’inizio dell’estate, la pianta fiorisce con una strana infiorescenza a goccia che, per consentire l’ingrossamento della parte ipogea, 

recidiamo e trasformiamo per produrre i “Fiori d’aglio sott’olio” e la “Crema di fiore d’aglio primitivo”, una crema spalmabile ottima quale accompagnamento di formaggi, preparazione di tartine, condimento di paste fredde e molti altri usi che la creatività di ciascuno può suggerire.

 

L’aglio poi viene raccolto verso metà luglio, fatto seccare, confezionato e venduto in mazzetti.

 

Le varietà presenti nei frutteti che coltiviamo sono la Florina e la Golden Delicious; soprattutto la Florina, che è presente nella maggior parte degli impianti, una varietà resistente che produce delle mele rosse, croccanti e particolarmente saporite.

Le mele che raccogliamo vengono in gran parte utilizzate per la produzione di succo che proponiamo nelle bag-in-box da 2 litri; inoltre, quando la produttività stagionale lo consente, produciamo del sidro frizzante.

 

Le patate che coltiviamo sono delle varietà Kennebec (bianche) e Desireè (rosse).

In cucina le prime sono ottime per gnocchi e purè, mentre le seconde sono ideali per essere cotte al forno, fritte e al vapore.

La rapa che coltiviamo è quella “dal colletto rosso” che, giunta a maturazione, viene raccolta, mondata e fatta macerare tra le vinacce di uve Bio, dopodiché tagliata in piccole fettucce ed insacchettata. Benché negli anni i cinghiali ci abbiano spesso conteso questo prodotto stagionale, tipico della cucina friulana, esso rimane comunque tra le nostre coltivazioni costanti. 

Può essere utilizzata cruda, grattugiata e condita in insalata o consumata cotta, anche se la ricetta tradizionale vuole che sia cucinata per un paio d’ore in pentola, con olio, alloro e spesso un pezzo di carne di maiale (costa, musetto o altro taglio grasso del maiale).

Una pianta autoctona conosciuta da molti per il suo profumo inebriante e per i suoi piccoli fiori di un bianco luminoso, fiori che sbocciano nei boschi del nostro territorio in primavera/estate e da cui ne ricaviamo la dolce e dissetante bevanda. 

Lo sciroppo che se ne ricava è ottimo per aromatizzare dell’acqua fresca in estate o per preparare l’Hugo, un aperitivo/long drink costituito da prosecco, sciroppo di sambuco e foglie di menta.

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